Il ritratto di gravidanza

Inserisco volentieri questo piacevole articolo, pubblicato dalla per me finora sconosciuta Associazione Italiana Fotografi di Bambini,  che indaga con leggerezza su come sia cambiata nel tempo la percezione del corpo della donna in gravidanza ed avvia all’èlitario, affascinante e difficile tema del ritratto di gravidanza.

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Tra tabù e consapevolezza: il ritratto di gravidanza

 

 

ritratto gravidanza

 

Se c’è un momento speciale, magico e intenso nella vita di una donna, quello è certamente l’esperienza della maternità. L’esperienza più piena e più profonda. I nove mesi dell’attesa segnano il passaggio ad una nuova vita e ad una nuova identità, quella di madre. E’ un periodo carico d’emozioni a volte contrastanti: aspettative e curiosità, dubbi e paura dell’ignoto. E’ un periodo di trasformazione, di cambiamenti fisici, psicologici ed emotivi, per i quali ogni donna scopre una nuova individualità.
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ritratto gravidanza pancione
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Le reazioni a questi grandi cambiamenti sono molteplici e diverse da donna a donna. Alcune donne non si piacciono, pensano di aver perso la loro bellezza e non accettano con serenità i cambiamenti del proprio corpo.La nostra cultura per molto tempo ci ha portato a pensare che un corpo gravido è un corpo deformato e per questo brutto. La pubblicità e la moda, la televisione o internet ci hanno imposto un’idea di bellezza femminile stereotipata legata alla perfezione. Tuttavia sono sempre più numerose le donne che portano con orgoglio il proprio pancione, consapevoli di “un’altra bellezza”: una bellezza profonda, innata, che viene da dentro, slegata dai canoni estetici imposti e più connessa con il ruolo anche spirituale della donna come portatrice di vita. Una bellezza non oscurata dalle forme morbide, che non precludono femminilità e sensualità.
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ritratto gravidanza pancione
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Si è diffuso così negli ultimi anni un nuovo genere di ritratto fotografico: il ritratto di gravidanza.
In un momento meraviglioso e magico della loro vita, che dura pochissimo tempo, sempre più donne in attesa si fanno fotografare in tutto il loro splendore, mettendo in evidenza le nuove forme anziché nasconderle, nude o vestite, ma con una nuova riscoperta identità di donne, con una nuova ritrovata fiducia e senso di grandezza. La gravidanza è condivisa, è mostrata, è un fatto sociale. Ma non è stato sempre così.
La gravidanza nel passato era un fatto privato, che ogni donna viveva nella sua intimità o con le altre donne della famiglia. Era una condizione abituale per le donne, vissuta spesso con un senso di ansia e incertezza. Un momento non sempre facile e gioioso. I rischi erano tanti: era frequente partorire bambini nati morti o morire di parto. Le future mamme vivevano immerse in una cultura di superstizione e credenze sullo sviluppo del bambino che le costringeva ad un “confinamento” precauzionale, in una dimensione di isolamento e discrezione che le obbligava anche a nascondere il pancione sotto ampi vestiti. D’altra parte, il ventre era il segno visibile dell’attività sessuale compiuta, atto carnale e peccaminoso. Persino nel linguaggio s’esprimeva il pudore per questa condizione, dando origine ad eufemismi quali “in attesa” o “ in stato interessante”, a sostituire la parola “incinta”. In alcune culture la traduzione di incinta ha addirittura un’accezione negativa. La gravidanza era un tabù, le sue manifestazioni pubbliche erano limitate e le raffigurazioni erano disdicevoli, se non nei testi di medicina da quando, nel corso dell’ultimo secolo, è diventata anche un fatto medico. Anche le arti figurative se ne sono raramente interessate: la “Madonna del Parto” di Piero della Francesca e Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan Van Eyck sono tra le raffigurazioni più conosciute. Senza tornare troppo indietro nel tempo, è cosa rara trovare delle foto delle nostre mamme o delle nostre nonne in attesa.

 

ritratto gravidanza pancione

 

Ma quando è cambiato il comune senso del pudore? Quando la gravidanza ha varcato il confine pubblico/privato? Nel 1991, il numero di agosto della rivista Vanity Fair, uscì con una copertina che ha fatto storia. L’attrice Demi Moore al 7° mese di gravidanza, fotografata da Annie Leibovitz nuda col suo pancione, il seno coperto da un braccio, icona di una nuova sensualità e bellezza legate alla maternità. Il potere riproduttivo della donna, slegato da qualsiasi accezione erotica, adorato in tempi arcaici nel ventre gonfio della Dea Madre, per la prima volta si imponeva in una nuova veste, legato a bellezza, sensualità e desiderio.

 

 

ritratto gravidanza pancione

 

Molte persone giudicarono l’immagine indecente e offensiva. La redazione di Vanity Fair fu tempestata di lettere di protesta che ritenevano la foto della Moore inadatta ad un pubblico di famiglie. La rivista fu venduta in un involucro di cellophane che conteneva anche un foglio di carta che copriva la foto dal collo in giù. Molte rivendite addirittura si rifiutarono di distribuire la rivista finché ci fosse stata la copertina della Moore. Una totale censura su una foto scandalo, a cui fu data la connotazione di un immagine pornografica. Quello che creava estremo disagio non era l’utilizzo della Leibovitz di un corpo nudo, ma l’aver dato a quel corpo gravido sensualità e carica erotica.
Nonostante questo grande polverone, la foto della Moore costituì un importante spartiacque. Mentre una larga fetta di pubblico si sentì turbata da questa immagine, altri videro l’opportunità, di seguire questo nuovo filone. Il senso del pudore che aveva tenuto nascosto il pancione fino ad allora sotto ampi vestiti era infranto. Tuttavia non si era ancora pronti per accettare questa importante trasformazione del costume, perciò le prime risposte alla Copertina di Vanity Fair, giocose e trasgressive, mascherarono la libertà dell’utilizzo pubblico della gravidanza con l’ilarità o con il pretesto di tematiche sociali. Solo un mese dopo, Bruce Willis, marito della Moore, appariva incinto sulla copertina della rivista Spy. Nell’agosto del 1992, la rivista Metroline, pubblica una foto che imita la posa di Demi Moore con la didascalia “I nostri valori di famiglia: la creazione delle famiglie gay e lesbiche”. Nel 1994, People esce con la copertina di una giovane donna incinta a corredo di un articolo dal titolo: “Bambini che hanno bambini: un giorno della vita della gravidanza di una teenager americana”.

 

ritratto gravidanza pancione

 

I tempi, insomma, non erano ancora maturi e seppure le foto di gravidanza venissero ormai utilizzate, spostare il focus su argomenti sociali o sul ridicolo, giustificava in qualche modo il superamento dei limiti fino ad allora concessi alla pubblica “decenza”.
Negli anni a seguire la rappresentazione della gravidanza gradualmente diventava socialmente accettabile. Immagini di donne incinte iniziarono a popolare le riviste, ad apparire nelle pubblicità di abbigliamento alla moda e nelle trasmissioni televisive con sempre meno clamore. Le dive del cinema e della televisione iniziarono a farsi ritrarre con i loro pancioni, destando l’interesse del pubblico, in una sorta di quasi ossessiva curiosità.
Oggi, a distanza di oltre vent’anni, il tabù che avvolgeva la gravidanza si è allentato.
L’accesso a internet, la facilità nel reperire informazioni e l’avvento dei social network, hanno contribuito a costruire nella donna una nuova consapevolezza della propria bellezza, una bellezza che si trasforma ma non svanisce nelle diverse fasi della vita. Cosi ciò che ieri andava celato oggi puo’ essere condiviso e rivisto nella sua connotazione più autentica. Il miracolo della creazione della vita e il privilegio di una donna di esserne il principale strumento, vengono ritratti e diffusi sempre di più, riconoscendo la dignità e il fascino di una delle immagini più belle che la Natura possa creare.

 

ritratto gravidanza pancione

 

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Annie Leibovitz